CHI SONO
Avvocato. Famiglia di Tricarico. Da anni vivo e lavoro a Matera.La mia esperienza politica nasce da trentenne, candidata ed eletta nel consiglio regionale di Basilicata nel 1995, presa in prestito dalla società civile e dal mondo delle libere professioni, ma soprattutto in quanto “donna”.
Infatti allora era ancora obbligatorio che le liste elettorali regionali ne contenessero una quota definita per legge. La legge elettorale fu poi modificata perché le quote rosa vennero ritenute incostituzionali.
Sono stata rieletta nel 2000, quindi ricandidata nel 2005 nella lista Uniti per l’Ulivo e subentrata in consiglio solo nel 2008. In tutti questi anni non ho mai ricoperto incarichi di governo né di rilievo istituzionale.Va detto però che, nella storia della Regione Basilicata, mai una donna è stata chiamata a far parte della Giunta. Dal 2008 sono vice presidente della V Commissione consiliare che ha funzioni di controllo dell’intera attività amministrativa e legislativa regionale. Mi sono fatta promotrice della legge di riforma elettorale per l’abolizione del listino e per la doppia preferenza uomo-donna. Ho seguito l’approdo dei tanti progetti da me lanciati nel 2004 e oggi in fase di realizzazione (a Scanzano la “Città dei Bambini vittime di conflitti” che vede la partecipazione oltre che della Regione anche della Fondazione del Nobel Betty Williams) e sono impegnata sulla realizzazione in Basilicata di una Agenzia Regionale per la Film Commission, con lo scopo di valorizzare il territorio e le professionalità locali attraverso produzioni cinematografiche. L’intento è anche quello di impegnare e valorizzare nuove figure professionali, artistiche e creative, nonchè riqualificare, per il settore cinematografico, alcune figure artigianali tradizionali.
Penso che con le elezioni i cittadini che scelgono i loro rappresentanti dovrebbero orientarsi scegliendo una classe dirigente con la quale si è in sintonia. Con la quale si condividono valori e finalità. E il farsi della volontà comune è nel futuro, non già nel passato.
Con il voto oggi si elegge qualcuno a cui si affida una responsabilità. E lo si fa perché lo si ritiene più adatto di altri, ovvero più vicino a sé di altri, in un dato momento. Non c’è un interesse generale aprioristicamente dato e una verità assoluta che si disvela attraverso il voto, ci sono politiche proposte da chi si candida a governare che sono sempre provvisorie e sempre rivedibili.
Alla classe politica dirigente che si va ad eleggere si affidano grandi responsabilità. La maggiore, probabilmente, è proprio quella di chiarire come essa deve essere. Il che significa fondamentalmente due cose. La prima è che non deve avere i vizi che alimentano l’anti-politica, cioè il vizio del privilegio, della rendita di posizione, dello status differenziato, dell’establishment. Credo cioè che la classe dirigente debba restare permanentemente leggibile, vicina, consultabile. E i nuovi mezzi tecnologici, i Social Network, ci permettono questo e vanno usati anche per questo, dando un senso vero alla c.d. “democrazia partecipata”.
La seconda è che compito di una classe dirigente è “fissare l’ordine del giorno” e questo va inteso in due direzioni: che chi ha responsabilità di governo non deve farsela fissare dagli altri (altrimenti non è classe dirigente ma classe digerente) e che l’ordine del giorno deve essere fissato in sintonia con la collettività, i territori e mai con i propri rancori o con i propri risentimenti, perché si deve essere consapevoli che la finalità è quella di avere la maggioranza dei consensi per rappresentare tutto un partito e governare la comunità regionale, non di rappresentare e guidare una setta.
Questo è quello che penso.
A questo mi ispiro, come ho sempre fatto e come continuerei a fare.


